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Accidenti!
Un viaggio da non crederci - Atto I


Non ci posso credere! Non ci posso credere!
Siamo al Ramses Hilton de Il Cairo, il paradiso degli hotel, dopo una crociera sul Nilo che ci ha consentito di scoprire, vedere e toccare i meravigliosi tesori dell’antico Egitto e a qualche ora dalla mezzanotte del Capodanno 2009.
Voi direte “Beh che culo! Mica se lo possono permettere tutti!”
Sì, è vero! Mica se lo possono permettere tutti!... e soprattutto non tutti ci arrivano nelle condizioni in cui ci siamo giunti noi.
Io, Stefano, per gli amici Paperino, cotto dall’unico giorno di sole pieno di fine Dicembre in Egitto e soprattutto colto da “leggera dissenteria” – devo, almeno tre volte al giorno, entrare in seduta di gabinetto e “consigliarmi con qualche “turca/araba” – ; dissenteria che naturalmente non ho voluto condividere con nessuno degli altri compagni di viaggio, un po’ per cortesia e un po’ per timidezza.
Lei, Claudia, per gli amici Paperina, la mia compagna di viaggio e nella vita, colpita da una “febbre da cavallo galoppante”, di certo dovuta al sole, al vento che imperversava sul ponte della nave da crociera, allo stress da “sveglia mattutina del guerriero” e, per non farsi mancare proprio nulla, ad un ciclo mai visto prima, di quelli che ricordano le antiche inondazioni del Nilo.
Ma non è tutto! Sì, non è tutto! Sono le 14.00 del 31 dicembre 2008 e qui, nel più meraviglioso e internazionale degli hotel del mondo cosa si fa!? Ditemi cosa pensate che facciano? LAVORANO!
Sì certo, direte Voi, che si può fare in un hotel se non si è ospiti!? Che cosa fa il concierge, l’addetta alla customer satisfaction che parla due lingue sulle dieci che si ascoltano nella hall, il facchino e la receptionist e tutti gli altri in divisa? Cosa dovrebbero fare? Sì certo, lavorare!... ma non con un trapano da “marmo di Carrara”, non con mazzetta, scalpello e piccone sulle nostre teste!
Il rumore non è “assordante”, perché per sentire un “rumore assordante” basterebbe aprire la finestra del balcone della nostra camera al decimo piano e far entrare l’aria “metallica” del Cairo e i clacson delle scatolette di carne Montana che gli autoctoni usano come macchine.
 Sì perché solo i più facoltosi hanno la DAEWOO, la NISSAN, la MITSUBISHI, non dico tutte nuove di zecca ma senz’altro in ottime condizioni. Gli altri, “la plebe” ma forse anche il ceto medio… hanno le FIAT! Sì, hanno le “FIAT”!
“Beh – penserete Voi da bravi italiani che amano esportare il “made in Italy” o da falsi nazionalisti incalliti filo CorderoMontezemoliani dell’ultima ora – una bella soddisfazione no!? Non sei contento!? Anche noi abbiamo la nostra fetta di mercato globale!”  
Sì certo, sono contento perché ho potuto in un’istante – è bastato un volo Roma /Il Cairo – tornare bambino, quando le strade della Domenica erano vuote per l’Austerity; ai tempi in cui Andreotti e gli altri Suoi “amici di merende” decidevano che era forse meglio – dopo che ci avevano fatto comprare, firmando centinaia di rate e facendocelo passare come il sogno nel cassetto di tutti gli italiani, migliaia di FIAT 500, 750  e via dicendo, – lasciare a casa l’auto tanto desiderata.
Sono potuto tornare bambino e vedere sfilare sotto i miei occhi e toccare con mano sfiorandole – più che altro schivandole – le vecchie 131, 138, 1300 FIAT! Sì proprio quelle, grottescamente truccate come donne anziane con troppo rossetto sulle labbra. Che forti che siamo nel mercato internazionale dell’automobile! Qui in Egitto sono pieni di automobili FIAT… ma del 1970.
Vorrei capire proprio come siamo riusciti a vendergliele: e se non gliele abbiamo regalate e se se le sono comprate veramente, penso che i veri arabi siamo noi!
Ma ritorniamo al trapano. Il rumore di quel trapano non è di quelli che “senti con le orecchie”, ma è di quelli che “senti con i peli e con le giunture nervose”: è un rumore costante, continuo, elettrico che ti fa rizzare tutti i peli del corpo, che ti fa l’elettroshock al sistema nervoso, che ti rende psicopatico e non ti fa rilassare perché non ti lascia un attimo.
Ma cavolo, siamo al Ramses Hilton Hotel, nella catena di hotel di proprietà dello zio di quella gran “pagnotta” della Paris e che fanno!? Lavorano! E soprattutto TRA-PA-NA-NO! Ma Vi sembra possibile!? Si possono fare questi lavori?
Ebbene sì è possibile: questi lavori si possono fare perché sono profondamente sadici! Sono sadici perché altrimenti non farebbero vestire le donne con il burka nero sotto il sole che picchia a 40 gradi! Voi lo chiamereste amore!? Io la chiamerei solo crudeltà!
E così, hanno visto entrare due poveri cristi di turisti, con l’aria disfatta dallo stress, dal sole, dalla dissenteria, in cerca un po’ di pace e relax e…. ZAC! Che goduria! Ecco pronta la squadra anti-relax con trapano, piccone e mazzetta!
Perché in fondo la vacanza del turista di massa deve essere così… “dura fino in fondo!”.
Ma Vi domanderete “perché dura fino in fondo!?” Perché!????
... il perche' alla prossima puntata.




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